EnglishItalian
Josiah Wedgwood (1730-1795) has already a place in the history of design, but he has been often described as a mere pioneer of industrial design. On the other hand, his ceramic ware have had a consistent success among collectors with an interest in single objects. This work intends to focus on Wedgwood “style”, interpreted not as a set of formal elements, but as a peculiar way of making and trading his objects. The work of Wedgwood between 1759 and 1795 is an extraordinary case-study to explore several issues in the history of design: the role of craftsmanship in the new manufacturing system; the relationship between producers and consumers; the debate on beauty and function. The variety of Wedgwood’s offer in this historical period reveals the existence of a refined productive system which stems from the traditional pottery workshops in North Staffordshire. Wedgwood improved this tradition in every step of production: division of work, use of innovative technologies when necessary, and a strict working discipline. At the same time he raised the product quality thanks to his deep knowledge of the physical and chemical properties of clay, and the employment of skilled modellers and artists to shape and decorate his objects. We find thus a highest level of workmanship in every productive phase. Therefore, “style” means a multiplicity of physical and intellectual tools combined in order to obtain the final product. And if style depends on choice, then taste is the key concept for the choice of the right tools to produce things. The aesthetic debate on taste, and its role in the commercial society of XVIII century, stands central in my thesis, as well as the circulation of classical models among connoisseurs, artists, and manufactures in Britain and Europe during the career of Wedgwood. The productive division of “useful” and “ornamental” objects hints to a clear separation between them, but in reality there were many more nuances and interactions between so-called functional and decorative objects. Documentary sources from archives confirm the commercial success among different layers of society. Wedgwood ware provide a peculiar point of view on the concepts of beauty and function: far from being a predetermined correlation, their relationship is complex and changing, closer to the idea of “fitness” borrowed from the writings on aesthetics by Adam Smith. Through the choice and application of the right tools Wedgwood produced a style that makes his work an original expression of neoclassicism, related to the commercial society and the local tradition where Wedgwood came from.
Josiah Wedgwood (1730-1795) ha già un posto all’interno della storia del design, ma è stato spesso descritto come un semplice pioniere del design industriale. D’altra parte l’opera di Wedgwood ha avuto un successo costante tra i collezionisti di ceramiche, dando vita ad un interesse basato principalmente sui singoli oggetti. Il mio lavoro vuole approfondire lo “stile” di Wedgwood, non inteso come uno studio degli elementi formali derivati dalla sua opera, ma piuttosto come una maniera peculiare di produrre e commerciare i suoi oggetti. L’opera di Wedgwood tra il 1759 e il 1795 è uno straordinario case-study per innumerevoli aspetti della storia e teoria del design tra cui il ruolo dell’artigianato nel crescente sistema manifatturiero, il rapporto tra produttore e consumatore, il dibattito bellezza/utilità. La varietà dell’offerta dei prodotti Wedgwood in questo periodo storico suggerisce la presenza di un sistema ben organizzato di strumenti produttivi che trova le sue radici nelle botteghe ceramiche tradizionali dello Staffordshire settentrionale. Wedgwood perfezionò tale tradizione con migliorie in ogni aspetto del processo produttivo: divisione del lavoro, uso di tecnologie innovative quando necessario e una rigida disciplina lavorativa. Allo stesso tempo riuscì ad innalzare la qualità del prodotto grazie alla sua ottima conoscenza delle proprietà fisico-chimiche dell’argilla e all’impiego di modellatori e artisti abili per le forme e le decorazioni dei suoi oggetti. In ogni fase del processo produttivo si ritrova dunque un alto livello di maestria pratica. Per “stile” si intende quindi una varietà di strumenti fisici e intellettuali che vengono combinati per ottenere il prodotto finale. E se lo stile è una questione di scelta, allora il gusto è il concetto chiave attraverso il quale viene effettuata la scelta degli strumenti a disposizione. Il dibattito filosofico sul gusto e il suo ruolo nella società commerciale del XVIII secolo è al centro della mia tesi, così come l’importanza della circolazione dei modelli classici tra gli eruditi, gli artisti e le manifatture inglesi ed europee nel corso della vita di Josiah Wedgwood. La divisione produttiva della manifattura tra oggetti “utili” e “ornamentali” sembra suggerire una divisione netta tra le due tipologie, tuttavia nella realtà dei fatti vi furono molte più sfumature tra gli oggetti cosiddetti funzionali e quelli decorativi. Le fonti documentarie degli archivi testimoniano infatti il successo commerciale ed artistico degli oggetti attraverso i diversi strati della società. L’opera di Wedgwood fornisce un particolare punto di vista sui concetti di bellezza e funzionalità: non si tratta di una correlazione predeterminata, bensì una relazione complessa e mutevole, più vicina all’idea di “adattabilità” (fitness) presa in prestito dagli scritti di Adamo Smith sull’estetica. Attraverso la scelta e l’applicazione degli strumenti a disposizione Wedgwood ha generato uno stile che ne rende l’opera un episodio originale all’interno del neoclassicismo in relazione al contesto della società commerciale e della tradizione locale da cui Wedgwood proveniva.